La gestione dei numeri dell’azienda è un’attività che spesso e volentieri si delega in toto al commercialista o a chi si occupa dell’amministrazione. Ma questi numeri, se letti e utilizzati con attenzione, offrono informazioni utili per il futuro dell’azienda.

La fortuna di un’azienda è sicuramente legata alla qualità tecnica dei prodotti, alla brillantezza delle iniziative di marketing, alla professionalità del team di vendita, ma prima di tutto fa perno sulla corretta gestione economica e finanziaria. Sono molte le aziende del mondo degli infissi, anche ben strutturate, che si sono trovate in difficoltà pur registrando buoni livelli di vendite, ma insufficienti a far fronte a costi di gestione non previsti o calcolati male.

C’è costo e costo

Accade di frequente di imbatterci in concorrenti che propongono prodotti del tutto simili ai nostri a prezzi però sensibilmente e talvolta anche incredibilmente più bassi.

A meno che non siano strutturate a livello industriale, in grado quindi di sfruttare economie di scala, oppure libere di utilizzare manodopera a basso costo, è probabile che tali aziende, così aggressive sul prezzo, stiano facendo male i loro conti, nel senso che non stanno prendendo in considerazione correttamente quei costi produttivi che i prezzi di vendita dovrebbero coprire per permettere all’attività di sostenersi.

La prima distinzione importante, quella tra costi fissi e variabili, è piuttosto intuitiva. I primi sono quelli che la nostra azienda è chiamata a sostenere indipendentemente dalla quantità di prodotti venduti. Viceversa i secondi.

La distinzione che invece con più frequenza pone problemi a chi dirige la propria attività è quella relativa ai costi diretti e indiretti, la cui corretta interpretazione permette di strutturare i prezzi in modo adeguato e coerente. I costi diretti sono quelli esplicitamente attribuibili alla realizzazione di un prodotto o di un servizio. L’errore che spesso si commette è considerare questi costi come i soli che devono essere coperti dalle vendite, per cui spesso i prezzi vengono fissati sulla ase dei soli costi diretti con l’aggiunta di un ricarico per ottenere il guadagno desiderato.

Parole utili

Quelli che l’azienda è chiamata a sostenere indipendentemente dalla quantità di prodotti venduti

Quelli che l’azienda è chiamata a sostenere in relazione alla quantità di prodotti venduti.

Quelli che sono esplicitamente attribuibili alla realizzazione di un prodotto o servizio

Quelli che non sono esplicitamente attribuibili alla realizzazione di un prodotto o servizio

Riporta in forma riepilogativa i costi e ricavi di competenza dell’esercizio e il reddito prodotto dall’azienda nel periodo amministrativo considerato

Documento che rappresenta il patrimonio dell’azienda in un dato momento

Return Of Investment, è dato dal rapporto tra il valore di reddito operativo presente nel Conto Economico e quello di capitale investito pari alla somma di tutte le voci di passivo di Stato Patrimoniale.

Return On Sales, è dato dal rapporto tra il reddito operativo e i ricavi di vendita

Return On Equity, illustra il grado di redditività dei mezzi propri

Ma oltre ai costi indiretti vanno invece considerati anche i costi indiretti, ovvero tutti quei costi che è necessario affrontare per la gestione dell’azienda ma che non è possibile attribuire in modo chiaro e definito alla realizzazione dei singoli prodotti, se non in base a parametri definiti a priori e a tavolino, come per esempio i costi di affitto dei locali produttivi o i costi del personale non direttamente coinvolto nella produzione.

Questi costi vanno correttamente imputati nella strutturazione dei prezzi di vendita. Vi sono vari modi per definirne la più corretta attribuzione nella costruzione del prezzo e i più adeguati cambiano da azienda a azienda.

La cosa importante è anzitutto prenderne consapevolezza per non commettere errori proponendo offerte a prezzi che sembrano a primo acchito sostenibili, ma che alla fine non sono in grado di assicurare la sostenibilità economica dell’azienda.

Redditività aziendale

Altro aspetto che torna utile per capire se la nostra attività viene gestita secondo parametri di remuneratività e correttezza economica è valutare e calcolare alcuni indici di redditività. Per farlo, è necessario riorganizzare i valori presenti nel bilancio d’esercizio della nostra azienda.

Con la collaborazione del commercialista è opportuno predisporre una riclassificazione del Conto Economico e dello Stato Patrimoniale in modo da organizzare i valori secondo uno schema a scalare che permetta un’interpretazione più approfondita dei valori iscritti a bilancio.

Metodi e schemi per la riclassificazione possono essere svariati e diversi a seconda delle tipologie di informazioni che si vogliono estrapolare.

Indice ROI

Il primo indice che è possibile dedurre dal confronto tra i dati di bilancio riclassificato è il ROI (Return On Investment), che è dato dal rapporto tra valore di reddito operativo presente nel Conto Economico e quello di capitale investito pari alla somma di tutte le voci di passivo di Stato Patrimoniale.

L’indice misura l’efficienza con cui viene impegnato il capitale nell’attività tipica dell’azienda e la capacità dei titolari di gestire il capitale proprio e quello ottenuto a credito.

Indice ROS

Il secondo indice in grado di delineare l’efficienza economica dell’azienda è il ROS (Return On Sales), dato dal rapporto tra reddito operativo e ricavi di vendita. Fornisce un’informazione sulla redditività delle vendite aziendali indicando in percentuale quanto dell’utile operativo viene generato dalle vendite.

Anche in questo caso è auspicabile che il valore dell’indice sia nel tempo crescente o almeno stabile, perchè se l’indice tende a diminuire significa che i costi stanno aumentando in modo più che proporzionale rispetto al valore delle vendite.

Indice ROE

Terzo indice utile da monitorare è il ROE (Return On Equity), che illustra il grado di redditività dei mezzi propri ed è dato dal rapporto tra risultato netto e valore di capitale sociale e riserve.

Questo indice evidenzia quanto sta rendendo il capitale investito dalla proprietà o dai soci e deve destare preoccupazione nel momento in cui si presenta inferiore al tasso di interesse dei titoli del debito pubblico a breve termine, perchè significherebbe che l’azienda non è in grado di offrire un ritorno economico preferibile a quello di un investimento a basso rischio.

L’informazione legata agli indici di bilancio diventa particolarmente efficace quando questi ultimi possono essere oggetto di confronto con una serie storica aziendale. Questo prevede che il bilancio d’esercizio venga riclassificato, analizzato e studiato almeno una volta all’anno. Inoltre, l’analisi degli indici può offrire spunti interessanti se può essere fatto un confronto con i valori espressi dagli indici delle aziende concorrenti, andando quindi a studiare i bilanci anche di queste ultime.

Ecco che con un po’ di attenzione e metodo si possono ottenere informazioni molto utili sulla salute e sulla potenzialità della nostra azienda grazie a dati e informazioni che seppur nascosti sono comunque lì, a nostra disposizione.

Articolo originariamente pubblicato su “NuovaFinestra” n.417 di ottobre 2015

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